I bias cognitivi del trader: quando il cervello ti inganna
- I bias cognitivi colpiscono tutti i trader, principianti ed esperti: non si eliminano, si tengono sotto controllo.
- L'avversione alle perdite e l'effetto disposizione spingono a chiudere presto i guadagni e a lasciar correre le perdite.
- Regole scritte e un diario sono le migliori protezioni contro i propri bias.
Il tuo cervello non è stato progettato per fare trading. È fatto per decidere in fretta con poche informazioni, riconoscere forme ed evitare le minacce. Queste scorciatoie sono utili nella vita, ma su un grafico producono errori sistematici. Gli psicologi li chiamano bias cognitivi.
La buona notizia è che un bias conosciuto è più facile da individuare. Ecco i sei che costano di più ai trader, con un esempio concreto e una contromossa per ciascuno.
Il bias di conferma e l'ancoraggio
Il bias di conferma è la tendenza a cercare solo le informazioni che confermano quello che pensi già. Sei long sull'oro: leggi tre analisi rialziste, ignori la quarta che parla di una resistenza importante e trovi che l'RSI «mostra forza».
Contromossa: prima di ogni operazione, scrivi l'argomento contrario più solido. Cosa invaliderebbe la tua idea? Se non trovi nulla, non hai cercato abbastanza.
I social network amplificano questo bias. Se segui soprattutto trader rialzisti sull'oro, il tuo feed ti riproporrà di continuo argomenti rialzisti e avrai l'impressione che «tutti» la pensino come te. Non è un'analisi del mercato, è l'eco dei profili che segui.
L'ancoraggio è l'attaccamento a un primo numero. Hai visto EUR/USD a 1,1200 il mese scorso e a 1,0850 il prezzo ti sembra «troppo basso», come se dovesse tornare al tuo punto di riferimento. Altro ancoraggio classico: il tuo prezzo di entrata. Il mercato non sa a che prezzo hai comprato, e non gli importa.
Contromossa: quando valuti una posizione aperta, chiediti se la apriresti adesso, al prezzo attuale, con le informazioni attuali. Se la risposta è no, il tuo prezzo di entrata non deve convincerti a tenerla.
L'avversione alle perdite e l'effetto disposizione
Gli studi di Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno mostrato che una perdita viene percepita più intensamente di un guadagno della stessa entità. Nel trading questo produce l'avversione alle perdite: rifiuti di incassare una perdita, speri che il prezzo torni indietro, sposti lo stop «solo un po'».
L'effetto disposizione ne è la conseguenza diretta: vendere troppo presto le posizioni in guadagno per mettere al sicuro un piccolo profitto, e tenere troppo a lungo quelle in perdita per non concretizzare la perdita. Risultato: tanti piccoli guadagni e qualche grossa perdita, una combinazione che distrugge l'expectancy.
- Piano previsto
- Stop a −1R, target a +2R
- Trader disciplinato: 10 operazioni con il 40 % di successo
- 4 × 2R − 6 × 1R
- Trader disciplinato, risultato
- +2R
- Stesso trader che chiude i guadagni a +1R e lascia correre le perdite fino a −1,5R
- 4 × 1R − 6 × 1,5R
- Trader sotto effetto disposizione
- −5R
Stessa percentuale di successo, stessi setup: cambia solo la gestione dell'uscita, e il risultato passa da +2R a −5R.
L'eccesso di fiducia
Dopo una bella serie di guadagni ti senti più forte del mercato. Aumenti la dimensione, prendi setup meno puliti, operi su strumenti che non conosci. L'eccesso di fiducia trasforma un buon periodo in una grossa perdita.
Colpisce anche i principianti che hanno avuto fortuna con le prime operazioni: attribuiscono al loro talento ciò che spesso dipende dal caso di un piccolo campione. Contromossa: il tuo rischio per operazione è fissato nel piano, in percentuale, e non cambia in base all'umore.
Un segnale che non inganna: inizi a fare trading su mercati che non seguivi, o in orari che il piano non prevede, perché «in questo periodo senti bene il mercato». Una buona serie dovrebbe renderti più attento, non meno, perché è spesso proprio lì che la disciplina si allenta.
Il recency bias
Il recency bias (bias di recenza) dà troppo peso agli ultimi eventi. Tre perdite di fila su un setup e lo dai per morto, anche se il tuo backtest su centinaia di operazioni mostrava serie molto peggiori. Tre guadagni su un nuovo setup e lo credi infallibile.
Contromossa: giudica i tuoi setup su serie lunghe, annotate nel diario, mai sull'ultima settimana. Fissa in anticipo il numero di operazioni dopo il quale rivaluterai un metodo.
Costruire un sistema anti-bias
Sapere che un bias esiste non basta per evitarlo: anche conoscendolo, sotto pressione ci cascherai. La soluzione è mettere le barriere fuori dalla tua testa.
In pratica, aggiungi una colonna «bias» al diario. Dopo ogni operazione fuori piano, annota quello che ti ha influenzato di più. Dopo qualche settimana vedrai emergere il tuo bias dominante, quello che torna più spesso. È su di lui che concentrerai per prime le tue regole, per esempio una conferma scritta prima di entrare se è il bias di conferma, o uno stop bloccato se è l'avversione alle perdite.
| Bias | Sintomo | Contromossa |
|---|---|---|
| Conferma | Leggi solo ciò che ti dà ragione | Scrivere l'argomento contrario prima di entrare |
| Ancoraggio | «Il prezzo deve tornare alla mia entrata» | Ragionare sui livelli del mercato |
| Avversione alle perdite | Stop spostato, perdita che cresce | Stop fissato all'entrata, mai allargato |
| Disposizione | Guadagni chiusi, perdite tenute | Target piazzato all'entrata |
| Eccesso di fiducia | Dimensione che aumenta dopo i guadagni | Rischio fisso in % nel piano |
| Recency | Setup abbandonato dopo 3 perdite | Valutare su un campione fissato in anticipo |
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